Gianni è un meticcio pastore tedesco di 9 anni, da sempre vissuto in canile. Lo scorso anno ci siamo incontrati per la prima volta e quando ho incrociato i suoi occhi

ne sono rimasta colpita. Dentro di me immediatamente sento di poter far qualcosa, così chiedo ad alcuni volontari di parlarmi di lui, per avere un’idea della sua storia.
Viene descritto come un cane aggressivo, reattivo verso le persone, poco sociale, che non si fa toccare da nessuno e che quindi è meglio lasciarlo perdere…

Vengo invasa da profonda tristezza e rabbia, penso a quel cane abbandonato a se stesso e alla sua vita dentro ad un box. Anni passati senza aver ricevuto attenzioni. Penso a quei grandi occhi scuri che tanto mi hanno colpita. Decido di fare un tentativo e provare ad entrare nel suo mondo. Mi avvicino a lui e, aiutata dal suo amore per il cibo, inizio a proporgli esercizi di apprendimento attraverso il box. Quali rischi possiamo correre? Siamo entrambi tutelati, c’è una recinzione che ci divide, e non abbiamo niente da perdere.
Subito ho una piacevole sorpresa, a Gianni piace lavorare, scodinzola, mai si mostra reattivo nei miei confronti e il suo sguardo trasmette tanta voglia di fare. In qualche modo iniziamo a conoscerci e le settimane passano. Decido che è giunto il momento di fare un passo in più.
E’ arrivato il momento di lasciarlo libero, con me, nel cortile adiacente al box. Ci dedichiamo alla ricerca olfattiva e ad attività ludiche che fanno sì che lui prenda confidenza con me, confidenza che lo porterà a cercare un contatto fisico.
I risultati sono davvero sorprendenti! Io rispetto i suoi tempi e niente viene fatto come una forzatura. Lui mi aspetta e quando mi vede è felice di avere un po’ del mio tempo e delle mie attenzioni. Un giorno, non molto tempo fa, rimango sola in canile e decido che voglio spingermi oltre grazie alla fiducia reciproca che ci siamo guadagnati. Lo faccio uscire libero dal box e andiamo in area di sgambamento. Stiamo mezz’ora in campo senza fare nulla. Io passeggio e lui mi segue annusando con attenzione. Condividiamo quel momento di svago e di tranquillità.
Vedo Gianni sereno e felice di essere lì con me. Passiamo ancora un po’ di tempo insieme e alla fine decido di tirare fuori una pallina e provare a giocare. Gianni si trasforma in un cucciolo ed io ho le lacrime agli occhi. Il cane aggressivo che mi avevano descritto non assomigliava minimamente al cane che avevo di fronte.
La nostra amicizia è nata e cresciuta nel rispetto dei tempi e della volontà, senza nessuna imposizione.
Gianni è stato, ed è, in ogni momento libero di decidere se fare qualcosa o meno con me. Abbiamo deciso di darci una possibilità e abbiamo condiviso qualcosa.
Ad oggi sono immensamente felice e ringrazio il mio istinto che mi ha suggerito di dare a quel grosso Lupo nero un’opportunità per uscire dal suo mondo.
Grazie Gianni.

a cura di Roberta Cestaro educatore cinofilo e operatore olistico - Wolf Essence - http://wolfessence.weebly.com/

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