Tra i metodi educativi esistono due approcci decisamente opposti: l’educazione gentile e l’addestramento tradizionale.
La più recente è l’educazione gentile che ha avuto una grande diffusione e ha consentito risultati straordinari non solo sui cani ma anche su altri animali sociali. Questo metodo si avvale, diversamente dal metodo tradizionale, esclusivamente dei cosiddetti rinforzi positivi.  Si programmano delle apposite sessioni di lavoro durante le quali il cane è sempre libero di scegliere il comportamento da mettere in atto senza nessun tipo di coercizione. Il cane viene stimolato attraverso un rinforzo, ossia: quando esibisce un comportamento o un atteggiamento appropriato viene premiato con un bocconcino, un giocattolo, lodi, carezze. In un contesto positivo il cane si diverte, impara velocemente e quindi reagisce meglio.
In questo modo si forniscono al proprietario  gli strumenti adatti per comunicare correttamente con il cane evitando che lo stesso provi sensazioni spiacevoli, di preoccupazione ed evitando sentimenti di paura verso il proprietario stesso e l’istruttore.
Tuttavia, se fatta senza l’aiuto di una persona esperta, può facilmente portare a errori determinati dalla non conoscenza di presupposti o condizioni che solo un esperto può riconoscere. Per esempio, non essere in grado di riconoscere la presenza di un eventuale problema o disturbo del comportamento, impedisce al cane di rispondere adeguatamente all’insegnamento del proprietario.

La teoria cui si basa l’addestramento tradizionale vede contrariamente il cane come un nostro sottoposto e in quanto tale deve necessariamente obbedire ai nostri comandi. E i comportamenti che si vogliono dal cane si impongono mediante l’uso della coercizione. Il metodo tradizionale spesso non tiene conto delle nuove conoscenze sull’etologia, sulla psicologia e sul linguaggio del cane perché chi lo applica ritiene sia più corretto dominarlo attraverso l’uso della forza e dell’imposizione piuttosto che intraprendere un tipo di percorso interattivo diverso.
Su questi principi si basa, per esempio, l’uso del collare a strozzo con il quale si obbliga il cane a fare certi movimenti e così facendo il cane eseguirà per la sola paura di ricevere uno stimolo fastidioso o peggio, doloroso. L’addestramento tradizionale risulterà chiaramente sgradevole al cane generando in lui paure verso ciò che gli sta intorno compresi campo scuola, addestratore e proprietario stesso. Oltre la possibilità si sviluppare problemi di comportamento (aggressività  e fobie)  correlati a paure, il cane imparerà ben poco e mostrerà sempre più scarsa iniziativa nel tempo. L’utilità di metodi coercitivi permette forse di guadagnare tempo sui risultati, ma in concreto si potranno insegnare ben poche cose a un cane inibito dalla paura.

a cura di Silvia Giudici educatore cinofilo - Wedding Dog Service – http://www.weddingdogservice.it/