Che cos'è il metodo Zara?

Si tratta di un metodo di intervento riabilitativo e psicoaffettivo messo a punto dalla dottoressa Elide del Negro e ispirato al suo cane, Zara, un setter.

Il metodo si basa su alcuni presupposti fondamentali:

  • l’utilizzo di soli animali domestici;
  • l’esclusione di animali adibiti a compiere lavori particolari;
  • la terapia si svolge secondo le esigenze sia del paziente, sia dell’animale;
  • la scelta dell’animale come co-terapeuta avviene in base a diverse variabili dell’animale: equilibrio psicologico e comportamentale, età e sesso;
  • l’attività si svolge in un ambiente domestico, non ospedalizzato o medicalizzato;
  • il metodo riguarda soprattutto gli aspetti psicopedagogici e relazionali e si rivolge a persone che manifestano atteggiamenti di chiusura, difficoltà di rapporto con gli altri, problemi di comunicazione, nei programmi di reinserimento sociale, rieducativi, nell’autismo primario e secondario;
  • gli animali devono essere curati attentamente a livello igienico-sanitario e psicofisico;
  • il quadro generale delle condizioni del paziente deve essere redatto in base alle informazioni fornite da tutti gli operatori che lo seguono;
  • i terapeuti non intervengono in modo attivo, ma offrono il loro supporto solo quando la situazione lo richiede;
  • la valutazione del processo terapeutico si basa sui dati raccolti dall’osservazione, nel corso delle sedute con l’animale;
  • la scelta e la preparazione dell’animale da affidare all’utente e alle loro famiglie per la terapia di mantenimento sono parti integranti del metodo.

Si fonda sul presupposto che alla base della terapia con gli animali vi deve essere il rapporto spontaneo con il paziente. Questo implica rispettare attitudini, tempi e modalità relazionali sia del paziente, sia dell’animale.
Gli interventi vengono effettuati in ambienti non ospedalizzati, né medicalizzati, in modo da poter osservare e valutare le manifestazioni e i comportamenti più spontanei dei pazienti. L’ambiente circostante deve essere molto tranquillo, con il minor numero possibile di presenti, in modo da evitare di distrarre sia il soggetto, sia l’animale.

La durata complessiva del trattamento, così come di ogni singola sessione, deve essere chiaramente prestabilita. L’operatore, dal canto suo, dovrà limitarsi ad osservare e a intervenire solo quando è strettamente necessario.

L’animale adibito all’intervento viene accuratamente selezionato, in base all’equilibrio comportamentale. Questo richiede, da parte dell’operatore, un’ottima conoscenza del proprio animale, frutto di ingente quantità di tempo trascorso con lui. Si tratta, in generale, di un animale domestico, non addestrato a compiere qualsivoglia lavoro o esercizio. La scelta avviene in base alle preferenze dell’utente, alla compatibilità caratteriale dei due, alla patologia del paziente.

Gli interventi vengono organizzati, attuati e valutati da una équipe di professionisti, che, in genere, sono i seguenti:

  • medico: definisce il quadro clinico del soggetto, effettua la diagnosi, valuta l’evoluzione del suo quadro clinico, prescrive eventuali farmaci, informa la famiglia del paziente circa il suo stato di salute;
  • psicologo: definisce il quadro clinico, la diagnosi, gli approcci terapeutici, somministra eventuali reattivi psicologici, osserva il soggetto durante le varie situazioni in cui si trova, intrattiene rapporti con i familiari dello stesso;
  • veterinario: si occupa di profilassi dell’animale, interviene nella selezione di quelli adatti al ruolo di co-terapeuta, effettua visite di controllo sull’animale, collabora nella fase di valutazione, con gli altri membri dell’equipe;
  • operatore di pet therapy: favorisce l’instaurarsi di un contatto naturale tra paziente e animale, deve essere predisposto al lavoro con gli animali, deve essere in grado di rispettarli e di lavorare in equipe, secondo un approccio integrato;
  • educatore: individua possibili obiettivi di reinserimento scolastico o professionale, raggiungibili tramite la pet therapy, cerca di facilitare la socializzazione e l’apprendimento, intrattiene rapporti con le famiglie, per consolidare le azioni educative e terapeutiche.

 Numerose ricerche attestano i benefici che derivano dalle TAA. Alcuni esempi possono essere:

  • riduzione del senso di solitudine degli anziani che vivono nelle case di cura, correlato significativamente, a sua volta, al possesso precedente di un animale;
  • implicazioni, in termini di terapia occupazionale, per pazienti con immunodeficienza acquisita;
  • riduzione dei sintomi connessi al disturbo post traumatico da stress;
  • sostegno alla socializzazione delle persone anziane e riduzione del senso di agitazione;
  • facilitazione del recupero psicofisico dei pazienti che hanno subito lesioni spinali.

a cura di Elisabetta Mariani educatore cinofilo - Tambra – http://www.asdtambra.it/index.html
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