Il post di questo mese è dedicato a una riflessione sulle emozioni che leggiamo (o pensiamo di leggere) nei nostri amici quadrupedi. Le emozioni sono la trama e l’origine della nostra vita sociale, e questo vale sia per gli uomini che per gli animali.

Sono proprio le emozioni che ci legano agli animali e che ci permettono di instaurare un legame con loro. In questa stretta relazione tra uomini e animali, gli animali da sempre sono metafora di aspetti delle proiezioni dell’uomo. È un comportamento istintivo che non possiamo evitare, non possiamo non proiettare le nostre caratteristiche sugli animali. Ma in questo processo di attribuzione le lenti attraverso cui leggiamo le loro emozioni sono le nostre, quindi la domanda da porsi è: quanto è lecito questo trasferimento? Cerchiamo di fare chiarezza introducendo due paroloni che sembrano difficili ma non lo sono, antropomorfismo ed empatia.

L’antropomorfismo è la tendenza a proiettare nostre caratteristiche (come ad esempio le emozioni) sugli animali, si tratta di un meccanismo di difesa, poiché non si riconoscono le caratteristiche dell’animale, si proiettano le proprie, correndo il rischio di perdersi qualcosa di fondamentale degli animali e cioè la loro individualità. La capacità umana di antropomorfizzare poggia su alcuni degli stessi sistemi neuronali sui quali poggiano le risposte emozionali di base. Si tratta di una strategia percettiva evoluta. Noi siamo stati plasmati dalla selezione naturale per vedere gli animali in questo modo. Siamo programmati per scorgere intenzioni e stati mentali simil-umani, anche in circostanze in cui non è possibile che si verifichino. Noi percepiamo, pertanto antropomorfizziamo.

Ma possiamo davvero essere certi di riuscire ad interpretare la reale esperienza dell'animale quando cerchiamo di esplicitarla a parole attraverso la descrizione delle emozioni? E’ piuttosto complicato riuscire ad interpretare il comportamento dei nostri amici pelosi in modo diverso da come interpretiamo il nostro: spesso siamo infatti tratti in inganno da segnali familiari al nostro comportamento che ci portano a leggere in modo errato il loro comportamento. Eppure, il modo in cui noi esseri umani esperiamo le emozioni differisce certamente dal modo in cui lo fanno gli animali.

L’empatia invece è la capacità di riconoscere, comprendere e condividere le emozioni altrui. È una caratteristica che quasi tutti gli esseri umani possiedono (ad eccezione di chi soffre di patologie mentali), ed è fondamentale per lo sviluppo dell’emotività umana e per poter instaurare e gestire rapporti sociali soddisfacenti. L’empatia è una predisposizione naturale che si sviluppa in tenera età attraverso il rapporto con gli altri esseri umani, principalmente con i genitori. È la base su cui poggiano le relazioni tra esseri umani. Non può esistere una relazione significativa senza empatia.

Nella relazione con i quattro zampe questi due concetti coesistono ma dobbiamo ricordiamoci che l’animale è un essere vivente portatore di diritti e ha diritto alla sua individualità anche per quanto riguarda l’espressione e il riconoscimento delle sue emozioni. Nel tentativo di creare un rapporto comunicativo con il cane dobbiamo fare attenzione a non trasferire le nostre emozioni leggendo i loro comportamenti quindi l’espressione delle loro emozioni attraverso le nostre emozioni. Solo così può avvenire un processo di scambio e di crescita comune nella relazione.

a cura di  Dimitra Drago - pet therapist - http://www.cascinaselva.it/it/la-didattica

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