Esce in questi giorni nelle sale cinematografiche un film basato su una storia realmente accaduta che ha come protagonista un cane, Giotto, appunto.
Si tratta di un esuberante giovane pastore maremmano che riuscirà in qualche modo a “dare una zampa" per così dire, ai suoi umani, per proteggere un gruppo di una rara specie di pinguini neo-zelandesi. E fin qui tutto bene.

Il problema sono le possibili conseguenze che potrebbero scaturire nel vedere un bellissimo, bravissimo, buonissimo e soprattutto bianchissimo cucciolone diventare un eroe a fronte di qualche trascurabile danno che il goffo angioletto peloso produce mentre si muove.

Il pastore maremmano anzi il mastino abruzzese NON è Giotto!!! Non che Giotto non appartenga a questa razza, ma non la rappresenta assolutamente se non per qualche minimo tratto. Quindi l’ipotesi che la visione di questa pellicola rappresenti l’innesco per una folle corsa all’acquisto di cuccioli di maremmano mi spaventa.

Spendiamo due parole su questa meravigliosa razza di cani guardiani.

La nostra storia di umani riposa per così dire sulle spalle potenti del pastore maremmano. Da secoli e secoli esso ha accompagnato i pastori durante le transumanze proteggendo le “sue” pecore da predatori a 4 e a 2 zampe: orsi, lupi, ladri di bestiame. Protetto dal vreccale, il collare a punte affilate come lame, questo solenne guardiano si muove apparentemente indolente o riposa steso all’ombra e potrebbe dare l’impressione di essere distratto e distaccato. Ma provate a poggiare una mano sul dorso di un agnello! In una frazione di secondo vi troverete davanti due occhi neri e gelidi e se non arretrerete con lentezza trovete a dover affrontare un cane che dal ringhio profondo passerà in un attimo all’attacco.

Il maremmano, a differenza del cane conduttore, è cane pastore non cane da pastore! La differenza potrebbe sembrare trascurabile e invece racchiude un mondo. Il maremmano, il “cane bianco”, non ha bisogno di stretti rapporti con il suo padrone, anzi, non ne ha quasi per nulla. Viene cresciuto tra gli agnelli, si nutre in mezzo alle pecore, NON deve mai seguire l’umano come fa il conduttore. Lui è, per così dire, una pecora con i canini!

Il maremmano non ha nel suo corredo genetico, e NON deve avere per nessun motivo, pattern motori di predazione. Per farla più facile, non deve avere assolutamente istinto di inseguire una preda. Cosa che invece possiede ai massimi livelli un cane conduttore che deve accerchiare e guidare il gregge.

Guai se un maremmano avesse la tendenza ad inseguire o a mordere un ovino, verrebbe immediatamente eliminato dal pastore che non avrebbe alcun interesse ad allevare un predatore! I grandi cani bianchi non hanno neppure un nome. Solo quello che compie un’azione eroica come uccidere un lupo avrà l’onore di venir chiamato e potrà riprodursi.

Questo è il Mastino abruzzese erroneamente chiamato da tutti, compresi gli organi ufficiali della cinofilia, pastore maremmano abruzzese. (In maremma non c’è mai stata una tradizione di grandi cani bianchi).

E adesso godetevi il film e se desiderate comunque un maremmano informatevi prima molto bene su chi è lui e soprattutto su chi siete voi, nel profondo.

a cura di Daniela Castellani educatore cinofilo - Centro Cinofilo Lupo Nero - http://www.centrocinofiloluponero.com/ 

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